I luoghi del cuore

Il paesaggio muta nel tempo, più spesso per mano e per opera dell'uomo. Ma in ciascuno risiede insito il bisogno di ripercorrere a ritroso quella strada che riporta alle origini e rende partecipi di quella parte di storia che non ci è stato dato di vivere e che pure è parte viva ed integrante del patrimonio culturale e sociale. Marcello Zane, "Le Storie del Paesaggio ", Gavardo 1992
Sulle sponde del Naviglio, fra gli ubertosi vigneti e le fertili pianure che fanno così strano contrasto con le roccie brulle delle colline soprastanti alla via salodiana, giace Goglione. Fu anticamente unico comune con unica parocchia dipendente dalla pieve di Gavardo: oggi sono due comuni e due parocchie, denominati rispettivamente, con un affisso molto discutibile, Goglione sopra e Goglione sotto.
 
mons. Paolo Guerrini, Illustrazione Bresciana, 1907
 


 
Ognuno il suo Paese ama ed onora, sia grande e piccol, noto o sconosciuto: al mio Comune io voglio bene ognora perchè qui sono nato e son cresciuto.
Bello è Prevalle: il verde a Primavera inonda i campi e domina il pianoro, e dall'aurora fino a tarda sera è un frusciar d'ali e un cinguettio canoro.
Ma un tempo era palude questa terra. Da Serie i frati di S.Benedetto la prosciugaron, dopo un'aspra guerra contro il fuggir del Chiese dal suo letto.
 
Lucio Foffa, 1957
 
 
Sotto questa cura di Goione sono otto ville o villaggi, o Vicinie, tutte censite sotto il nome di Goione, ciascuna ha un proprio nome distinto e ciascuna delle sopraddette chiese di San Michele e San Zenone è parrocchiale comune. Gli uomini di dette comunità trattano ora della riduzione delle due chiese in una sola da costruire ex novo in un luogo più comodo per tutti i villaggi di detta comunità, ma fra di loro sono discordi.
 
Relazione della Visita di San Carlo Borromeo, 1580.
 
 
Goglione Sotto, ora Prevalle, è una parrocchietta che gode le miti arie dei primi colli che accennano alla barriera bresciana del Benaco Occidentale. Molta pace laboriosa in quel paese... Domina la vigna e verdeggiano i pascoli. I lavori culminano alla vendemmia. Si vive seguendo le opere e i giorni segnati da un calendario normale. don Giovanni Bonsignori, parroco di San Zenone dal 1875 al 1881.
Risalendo la sponda del fiume Chiese prima di Gavardo, porta che accede alla Valsabbia, dove degradano le asperità di Serie e ai piedi del tortuoso monte Budellone si apre la piana di Prevalle. Qui, in tempi immemori, risanate le terre acquitrinose, sorsero le contrade di Goglione e qui ebbe inizio la storia del paese. Oggi, Prevalle conserva ancora numerosi angoli che trasudano di passato e tra questi alcuni veri e propri tesori. Forse il più importante e di certo il più affascinante, è il Palazzo Morani-Cantoni, oggi sede del Municipio.
 
Fausto Lechi, Le Dimore Bresciane, 1975
 
 
Adunque, tra Brescia e Salò, vi sono due montucoli. non belli in verità che da lontano in apparenza sembrano due cataste di sassi e le loro cime toccano a fatica i 400 metri. I due montucoli si chiamano Paitone e Budellone e tra loro è una selletta sdoppiata da un cocuzzoletto: la quota 305.
Niente di spettacolare quindi e fino a non molti anni or sono essi conducevano una vita modesta ma tranquilla, cui facevano solo solletico un paio di cave che ne grattavano i fianchi. Nei pressi giace una grotta che, mi perdonino talune pudiche orecchie, si chiama <Buco del frate> per colpa di una leggenda che insinua come in passato la grotta fosse abitata da un frate che aggrediva i passanti. E' certo leggenda perchè nelle molte ricerche fatte in questa grotta mai abbiamo trovato traccia nè del Frate nè delle sue presunte malefatte. Ma non è questo che importa. Intendiamoci subito: il Buco del Frate (Numero 1 del catasto Speleologico Nazionale) non è una Postumia, nè una Castellana: non è un succedersi di vani adorni di trine calcaree e di merletti di roccia pur avendo una sua inconfondibile selvaggia bellezza, ma è una grotta di grande interesse per lo studioso. Non è una mia scoperta perchè quando nel 1922 vi posi piede essa era già nota agli indigeni certo da secoli (e del resto avevo avuto come precursore il famoso frate!), io mi posi a svaligiar la grotta dei suoi tesori e ve ne trovai gran dovizia. Non tesori da valutare con le quotazioni dell'oro, ma coleotteri e ragni, isopodi e miriapodi e tante altre meravigliosissime bestiole Altri trovarono poi l'orso ed anche qualche traccia dell'uomo.
 
Corrado Allegretti, "Natura", 1963
 
 
Dirò perciò di alcuni antri, l'uno presso il monte detto Budellone, fra Paitone e Gavardo, vicino alla strada che da Brescia mette a Salo', detto il Bus del Fra'; un altro nei monti di Serie, e poi di un seno profondo e vorticoso del fiume Chiese fra i territori di Bedizzole e Goglione di Sotto. Tutti luoghi, questi, che si ritenevano infestati da creature: streghe, orchi, folletti e il terrificante "bào" che si credevano infesti ai prodotti della terra, ora sotto forma di una grossa biscia che con il solo sguardo affascinava gli armenti e vi succhiava il latte, ora di un caprone che devastava i vigneti, ora di una pallida fiammella vagolante e che non si lasciava mai accostare ma che incendiava le biade, le eriche delle brughiere e i germogli dei boschi.
 
don Antonio Tenchini, 1856
 
 
A settentrione della borgata di Gavardo si diparte dal Chiese il Naviglio Grande che lambe i monti distendentisi per oltre 20 chilometri da Gavardo a Brescia. Anticamente serviva al trasporto di legnami e di altre merci, che veniva fatto a mezzo di zattere seguenti la corrente o tirate da cavalli pei quali era costruita la via Alzaia che segue parallela al Naviglio in tutta la sua lunghezza.
 
Diario Guida della Provìncia di Brescia, 1938.
 
 
Percorriamo la banchina del lungo Naviglio. Questa via non è altro che l'inizio dell'antica strada fiancheggiante il canale, sulla quale i buoi o i cavalli, mediante l'alzaia, trascinavano le zattere cariche di derrate per la città. Allorché terminano i fabbricati essa diviene, a seconda delle stagioni, polverosa o fangosa e raggiunge Goglione Sopra. Ma anche in questo deplorevole stato è bello percorrerla perchè non vi si incontra nessuno di quegli utili ma indiavolati veicoli motorizzati, ed è possibile abbandonarsi al sottile piacere del pensiero, che può in tanta pace svolgere tutte le sue speculazioni più o meno ardue. Gli occhi, dal loro canto riposano spaziando sul verde dei campi, mentre le orecchie sono cullate dallo sciacquio delle acque contro le sponde, le quali a loro volta di tanto in tanto si fendono per dar origine alle innumerevoli rogge che vanno ad irrigare la ferace campagna che lussureggia tutt'intorno. Più in là su di un ponte due vetusti pini stanno a guardia dell'ingresso della vasta tenuta di Bolina, mentre le due colonne in pietra lavorata secondo lo stile settecentesco che reggono il cancello testimoniano che in ogni tempo il senso dell'estetica e del bello non è mai venuto meno.
Arnaldo Baruzzi, 1943.